CULTURA POLACCA IN ITALIA 1989-2001
I nessi culturali tra l’Italia e la Polonia, che pur
vantano tradizioni antichissime, sono notevolmente aumentati grazie alle
maggiori possibilità di contatto e di scambio dovute alla svolta politica
del 1989 e nell’avvicinarsi dell’ingresso dello stato polacco nell’Unione
Europea.
Il
fenomeno trova conferma negli anni più recenti nella realizzazione di numerose iniziative ad alto livello
volte ad avvicinare il pubblico italiano verso determinati aspetti e autori
appartenenti alla cultura polacca. Un’ulteriore
spinta è venuta dalla creazione nel 1992 dell’Istituto Polacco a Roma,
sorto, come l’Istituto italiano di cultura a Cracovia (che affianca quello
preesistente di Varsavia) in base all’accordo culturale italo-polacco nel 1985.
Vi sono settori della produzione culturale polacca che risultano
già relativamente noti in Italia, quali la cinematografia, ivi compreso
il cinema d’animazione, e il cortometraggio. Opere di autori polacchi sono
quasi sempre presenti ai principali festival e rassegne, quali la Biennale di
Venezia, il Festival Cinema Giovani a Torino (ora Torino Film festival), Alpe
Adria Cinema a Trieste, il Festival internazionale del cortometraggio a Siena.
Registi come Andrzej Wajda, Roman Polański, Krzysztof Kieślowski, Jerzy
Kawalerowicz, Jerzy Skolimowski, Waldemar Borowczyk, Krzysztof Zanussi, Andrzej
Munk, Kazimierz Kutz, non hanno
bisogno di promozione, seppure la loro conoscenza spesso si limiti solo alle
opere principali. E’ quindi particolarmente apprezzabile l’impegno di quegli
enti che presentano l’opera completa degli
autori, come nel caso della recente retrospettiva di Munk alla Mostra
Internazionale di Cinema a Venezia o della retrospettiva di Kawalerowicz appena
conclusasi.
Nella cinematografia polacca spesso la musica riveste grandissima importanza, in alcuni casi
si crea quasi un binomio tra il regista e il compositore, come Wojciech Kilar per Wajda o Komeda per Wajda,
Polanski e Skolimowski. Questo aspetto è stato sottolineato nella
retrospettiva di Komeda al Festival di cinema e Jazz del 1999 a Milano.
Così come ai cultori di musica classica sono noti i nomi di
autori contemporanei quali Witold Lutoslawski, Krzysztof Penderecki e Henryk
Górecki, agli appassionati di jazz non è estraneo il generoso contributo
dato dalla la scuola polacca di jazz nel panorama internazionale. Grande
successo hanno raccolto i concerti di Michał Urbaniak, di Tomasz Stańko, la
recente tournée a Roma e Torino di Zbigniew Namysłowski e la presenza del Trio
Jagodziński a Roma con Ewa Bem. Si può osservare inoltre che il fenomeno
che si sta diffondendo ovunque di riscoperta della musica popolare, conseguenza
di una nuova configurazione sociale della cittadinanza sullo stesso territorio,
coinvolge fra i paesi dell’est anche la Polonia.
L’altissimo livello della drammaturgia polacca è
apprezzato soprattutto per il teatro, nonostante il limite che può
costituire la barriera linguistica. Le compagnie polacche vengono regolarmente
invitate ai festival nazionali, fra cui si possono citare ad esempio il
Mittelfest di Cividale del Friuli o il Festival dei Due Mondi a Spoleto. Tra le
collaborazioni si segnalano quelle del Teatro Piccolo sotto la direzione di
Strelher con il Teatr Stary di Cracovia, del Teatro della Tosse di Genova, che
ha recentemente ospitato, in qualità di regista di Wielebny di Mrożek, Jerzy Stuhr e allestito opere di Witkiewicz,
Witold Gombrowicz e Tadeusz Różewicz e dell’associazione Mutamento di Torino
che ha ospitato i gemelli Janicki e il Biuro Podrozy di Poznań. La presenza di
due autori fondamentali del teatro contemporaneo mondiale in Italia, ovvero Grotowski per lunghi anni a
Pontedera e Kantor prima a Firenze e poi a Milano, ha lasciato
un’eredità di conoscenza tale da poter riconoscere oggi l’appartenenza
di numerosi attori e registi italiani ad una o l’altra scuola di pensiero.
Questo importante contributo alla formazione teatrale ha anche avviato una
serie di contatti con la Polonia che si mantengono vivi a tutt’oggi ed è
stato un fondamentale veicolo di trasmissione della conoscenza della
letteratura polacca. Nel 2001- a Pontedera, la Fondazione del Teatro Pontedera
insieme a Workcenter of J. Grotowski e T. Richards e il Centro di Ricerche
sull’Opera di Jerzy Grotowski e di Ricerche Teatrali e Culturali di Wrocław
hanno organizzato il primo simposio internazionale sull’opera di Grotowski che
ha riunito studiosi, critici e testimoni del suo lavoro cui seguiranno altri
incontri, questa volta in Polonia. Il decennale della morte di Tadeusz Kantor,
ricorso nel 2000, ha offerto l’occasione per una nuova lettura della sua opera
e ha dato avvio ad una serie di manifestazioni a riguardo, convegni, mostre e
spettacoli teatrali, che si sono svolte prima a Torino, Salerno, Milano Roma e Genova, ma che continuano ad avere
un seguito con la pubblicazione di nuovi testi, cataloghi e la programmazione
di nuove importanti esposizioni. A proposito si cita la prossima data a Firenze
di una antologica sulla sua opera.
Per la letteratura si deve segnalare il riscontro che ha avuto in
particolare la poesia di Wisława Szymborska, in italiano pubblicata già
prima del Nobel dal benemerito editore Scheiwiller in una eccellente traduzione
curata da Pietro Marchesani a cui si deve anche la traduzione di due altri
poeti di primo piano, il premio Nobel Czesław Miłosz e Zbigniew Herbert. Hanno
avuto una buona diffusione anche le opere di Stanisław Ignacy Witkiewicz,
Witold Gombrowicz, Sławomir Mrożek, Andrzej Kuśniewicz, Kazimerz Brandys,
Ryszard Kapuściński e altri editi
tutti da case editrici di primissimo piano. In particolare negli ultimi anni
finalmente numerose le traduzioni delle opere di Gustaw Herling Grudziński. A
Wisława Szymborska nel 1997 e l’anno seguente a Adam Mickiewicz la Biblioteca
Nazionale di Firenze ha dedicato una mostra curata insieme all’Associazione
culturale italo-polacca di Firenze, che
ha organizzato anche una mostra su Władyslaw Reymont.
Le
arti visive, oggetto in passato di importanti mostre dedicate all’avanguardia,
alla grafica contemporanea e al manifesto, settori in cui la Polonia vanta una
tradizione di rilievo mondiale, presentano ancora molti ambiti da scoprire. Una
risonanza enorme ha avuto l’esposizione a Roma e Milano del dipinto la Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci,
che ha reso nota la presenza di capolavori artistici sul territorio polacco,
dando lustro alle collezioni d’arte di Cracovia. Tra le mostre recenti si
possono ricordare la personale del 1997 a Firenze di Igor Mitoraj, la mostra di
Katarzyna Kobro a Roma, la collettiva della scuola di Cracovia organizzata nel
1998 a Bologna, la collettiva ‘Continuità polacca’ organizzata dalla
Starter di Milano nel 2000, la collettiva di artiste polacche a Milano nel
2001, le mostre all’Istituto di Cultura e Roma di Jerzy Panek, di Jerzy
Nowosielski, Józef Szajna e i vetri di Krystyna Schwarzer-Litwornia, le mostre alla Galleria Spicchi dell’Est
sempre a Roma, fino alla fondamentale mostra dedicata alla figura di Bruno
Schulz, pittore e scrittore, realizzata a Trieste e riproposta a Genova insieme
alla rassegna sul teatro polacco.
Un
ruolo a se stante occupano le mostre, come quelle sui presepi di Cracovia,
proposte in varie sedi, che illustrano elementi di grande fascino dell’arte e
della tradizione popolare. Vanno inoltre ricordate le mostre e i convegni a
carattere storico, tra cui la mostra archivistica e bibliografica del 1991
sugli studenti polacchi nella storia dell’Università di Bologna, la mostra dedicata all’archivio Begey
alla Biblioteca Reale di Torino del 1994, la mostra sull’Armata del generale
Anders al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino del 1995, e
quella dedicata alla Regina Bona Sforza esposta nel 2000 prima a Bari e poi a
Cracovia
Un terreno che può offrire
sviluppi positivi è infatti quello degli scambi – e in questo ambito vi
sono già alcuni precedenti, quale la mostra dei pittori di Cracovia a
Fermo e successivamente quella di artisti marchigiani a Cracovia - e
dell’attivazione di seminari e laboratori in diversi settori disciplinari da
svolgersi sul territorio del paese ospitante. Tra le iniziative in corso si
segnala la mostra di artisti italiani curata da Achille Bonito Oliva a Varsavia
e cui dovrebbe seguire la mostra di artisti polacchi a Roma.
L’Istituto
Polacco a Roma, che ha come sua finalità istituzionale promuovere la
conoscenza della cultura polacca, oltre a organizzare eventi quali convegni,
conferenze, mostre e concerti nella propria sede, svolge l’importante ruolo di
punto di riferimento per le numerose iniziative promosse da altri soggetti. Il
programma dell’Istituto a Roma è affiancato a Milano dall’operato
del Consolato Generale di Polonia.
Altri riferimenti importanti in Italia sono indubbiamente il Centro studi di
Roma dell’Accademia delle Scienze polacca e gli insegnamenti di polonistica
presso le università italiane, che svolgono la cruciale funzione di
formare i futuri studiosi, traduttori, operatori culturali, redattori
editoriali. Non si deve infine dimenticare il ruolo svolto dalle istituzioni
culturali e sociali polacche presenti sul territorio italiano, quale l’Istituto
Pontificio di Studi Ecclesiastici, la fondazione Umiastowska, l’Istituto
Storico Polacco, le comunità polacche. Significativa è la
presenza in Italia di enti, associazioni, ricercatori, che operano a favore
della conoscenza e della diffusione della cultura polacca, dando esito spesso a
contributi di altissimo valore scientifico. Tra i progetti più ambiziosi
e a lunga durata si potrebbe nominare quello dell’Istituto di Studi Storici Gaetano
Salvemini, l’associazione Zutart e
la Comunità Polacca di Torino, con la collaborazione dell’Istituto
Polacco e il sostegno degli enti locali (Regione, Provincia e Comune) hanno
avviato il progetto triennale Polonia tra
passato e futuro, che comprende una parte di ricerche
storico-economiche-culturali sulla Polonia del XX secolo con relativa
pubblicazione, tre rassegne annuali di cinema, teatro e musica per culminare
con una grande mostra sul costruttivismo polacco, il tutto in visione
dell’ingresso della Polonia nell’Unione Europea.
In
diversi ambiti, quali la letteratura, le arti visive, la grafica, il teatro, vi
sono inoltre specialisti e studiosi italiani che svolgono un ruolo di primo
piano oltre che nella ricerca scientifica, nella trasmissione degli strumenti
di acquisizione delle competenze e
delle tecniche proprie che sono all’origine di una cultura diversa.
Molto può essere ancora fatto in settori che in
Polonia hanno dato esiti di grande originalità, alcuni campi in
particolare, quali l’architettura, la fotografia, la danza, il design, l’arte
tessile, il teatro televisivo pur essendo già stati oggetto di
significative iniziative in Italia, presentano ancora ampie aree non indagate.
Il quadro relativo alla cultura polacca in Italia che abbiamo cercato di
delineare dimostra comunque che l’approfondimento di essa risponda ad una reale
esigenza di completare un vuoto storico e un tassello fondamentale della
cultura europea contemporanea.
Krystyna
Jaworska