Un articolo dei Presidenti di Italia e Polonia

di CARLO AZEGLIO CIAMPI
e ALEKSANDER KWAŚNIEWSKI


SIAMO PROFONDAMENTE convinti che il futuro dell'Italia e della Polonia è indissolubilmente legato al successo dell'integrazione europea, e che insieme i nostri due Paesi possono contribuire a rendere coesa ed autorevole l'Europa.
Il nostro comune impegno per il rafforzamento del processo unitario è animato dalla consapevolezza della sua imprescindibilità in un contesto mondiale, sottoposto a profondi mutamenti. Nessuno Stato può quindi, da solo, far avanzare adeguatamente i propri interessi; l'unità accresce la forza collettiva dell'Europa.
I nostri Paesi sono accomunati dai valori impressi nella coscienza nazionale dei nostri popoli, legati al Risorgimento e alla Resistenza. Si sono ora ricongiunti nell'Unione Europea, al cui processo di riunificazione la Polonia, durante cinquant'anni di totalitarismo, non ha mai perso la speranza di partecipare.
Dai nostri primi incontri nel 2000, l'Unione Europea ha conseguito sviluppi determinanti: l'allargamento, la storica firma del Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa.
Con queste decisioni, l'Unione ha stabilito fra 450 milioni di cittadini un vincolo unitario centrato sulla libertà, la democrazia, lo Stato di diritto.
Ha sancito una volta per tutte che l'Unione significa molto più di una semplice alleanza di Stati o un grande mercato: è una comunità di destini, radicata in un patrimonio di valori e principi condivisi.
Il nuovo Trattato costituisce l'avvio di uno straordinario progetto politico, volto a migliorare la governabilità dell'Unione Europea e a garantirle in futuro la capacità di parlare con una voce sola. Dotando l'Unione di Istituzioni rafforzate, il Trattato costituzionale ha corrisposto all'aspirazione dei cittadini di potenziare la capacità dell'Europa di farsi ascoltare in difesa dei loro interessi. Senza unità d'intenti e senza istituzioni adeguate, questa aspirazione non può realizzarsi.
Per questo la Costituzione conferisce più continuità e coerenza ai lavori del Consiglio dell'Unione Europea, che assume le decisioni; un ruolo più incisivo alla Commissione, che le propone; e nello stesso tempo più poteri al Parlamento Europeo, che è l'interprete delle esigenze dei cittadini.
E' quindi necessario che il Trattato sia funzionante entro la data da esso prevista.
L'approvazione della Costituzione non esaurisce il nostro compito. Essa ha introdotto un nuovo obbligo di coerenza nei comportamenti dei Governi a perseguire l'unità, ad inquadrare sempre di più le politiche nazionali in un contesto strategico europeo, a ricercare compromessi ambiziosi e non al ribasso.
L'esigenza di rafforzare i vincoli e la coesione interna dell'Unione è resa necessaria dal processo di allargamento della Comunità a nuovi Membri.
L'integrazione non è solo un grande traguardo storico: è motivo di fiducia e di speranza, soprattutto per i giovani. E' una sfida, che dobbiamo superare con senso di responsabilità. Il processo di dilatazione dei confini della Comunità deve essere accompagnato da un rafforzamento costante del processo politico e delle Istituzioni europee. La paralisi cui l'Unione sarebbe condannata se non trovasse unità e slancio ideali, e se non fosse dotata di adeguati strumenti operativi, non è nell'interesse di nessuno: né dei Paesi Fondatori, come l'Italia, che per oltre mezzo secolo hanno investito nel processo d'integrazione; né degli Stati di recente adesione, come la Polonia, il cui contributo è essenziale alla crescita dell'Unione; né dei Paesi candidati, che aspirano ad entrare in un'Unione forte, solidale e capace di far valere i propri interessi nel mondo.
L'Europa a 25 ha creato una nuova realtà; essa deve acquisire ora una compiuta identità. Le frontiere di ognuno devono essere considerate come le frontiere di tutti: stabilità, sicurezza e prosperità sono indivisibili. Non esistono categorie di Paesi grandi e piccoli, vecchi e nuovi membri, ma popoli e Stati che affrontano gli stessi problemi, sono sorretti dagli stessi valori, condividono una stessa identità affinata nel corso di secoli di storia comune, definita negli ideali unitari dei Padri Fondatori dell'Unione.
L'impianto originario della costruzione europea basata su un equilibrio dinamico di sovranazionalità e cooperazione intergovernativa salvaguarda la straordinaria conquista, conseguita come superamento delle devastanti guerre fratricide e delle divisioni del nostro continente: un'Europa libera, democratica, prospera, capace di esportare nel mondo il proprio potenziale di pace e di progresso, di porsi quale interlocutore credibile dei grandi protagonisti dell'economia e della politica mondiale. La condizione necessaria per un'Europa integrata, coesa e forte è anche il mantenimento, nell'Unione Europea allargata del principio di solidarietà che è stato alla base del progetto d'integrazione fin dalle sue origini.
L'adesione della Polonia e di nove altri Paesi, presto seguiti da Bulgaria e Romania, ha amplificato le dimensioni territoriali dell'Unione, spostando i suoi confini verso Est. Stati prima lontani dalla Comunità, sono divenuti i suoi vicini immediati.
L'Ucraina è uno di essi. Dobbiamo operare, sia in ambito europeo, sia sul piano nazionale - e la Polonia sta già dando un contributo importante in questo senso - per rafforzare la sua stabilità, le sue strutture democratiche e il suo sviluppo economico.
L'allargamento dell'Unione Europea libera enormi potenzialità, raccordando capitali, tecnologia e capacità imprenditoriali. L'obiettivo della Strategia di Lisbona di rendere l'Europa l'area più competitiva del mondo entro il 2010, con una crescita sostenibile anche sotto il profilo ambientale, maggiore occupazione e più coesione sociale, è coerente con la forza economica e la sensibilità sociale degli europei. Ma la sua attuazione è lontana. Stiamo accumulando ritardi proprio quando la necessità di far ripartire l'economia europea è più urgente. Difetta la capacità di attuare le decisioni. E' necessario recuperare terreno attraverso un rafforzato coordinamento delle politiche nazionali finalizzato al raggiungimento di mète chiare e ineludibili: il superamento dei divari tra le diverse regioni europee; il completamento del mercato unico; la realizzazione di progetti di ricerca, innovazione e formazione per rilanciare la competitività.
I nostri due Paesi sono collocati agli estremi di un asse naturale di scambi fra Nord e Sud, Ovest ed Est del continente. Devono dare maggiore sostanza al loro legame, trasformarlo in un pilastro d'integrazione fra Europa centrale e mediterranea: dare nuovi indirizzi alla collaborazione, aumentare le possibilità di occupazione.
I porti italiani e quelli polacchi potrebbero diventare i centri delle comunicazioni e degli scambi anche oltre i confini del continente.
La realizzazione delle grandi reti infrastrutturali favorirà l'interconnessione dei fattori materiali e immateriali disponibili in tutti i territori della nuova grande Europa; permetterà di mettere in valore le nostre complementarità.
Collaborando fra di loro, con una visione ampia degli interessi da raggiungere insieme, Polonia ed Italia potranno consolidare nel cuore dell'Europa un'unica vasta area in cui l'intreccio delle conoscenze, dei commerci, delle idee alimenti il confronto e la creatività.
I cittadini europei sollecitano più solide prospettive economiche; il potenziamento dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia; una politica estera comune degna del peso dell'Europa e dei suoi valori di dialogo e di pace. Di fronte alla minaccia del terrorismo, ai conflitti irrisolti, alle violazioni dei diritti umani, all'inaccettabile divario Nord-Sud, l'Europa deve contribuire ad un ordine mondiale più stabile ed equo. Da sola non potrà mai raggiungere questi obiettivi. Deve farlo nell'ambito di un rinnovato legame transatlantico basato sulla volontà di trasformare gli intenti di collaborazione in politiche comuni e fondato sui valori condivisi di libertà e democrazia in cui Europa e Stati Uniti riconoscono le comuni radici.
Una gestione unitaria del legame transatlantico presuppone piena fiducia, da parte americana, nell'integrazione europea e la disponibilità, da parte europea, ad assumere compiti maggiori.
Le sfide e le minacce contemporanee richiedono il concorso di tutti gli Stati e le Nazioni Unite sono l'unico foro in grado di assicurarlo, nell'interesse di tutti.
L'Onu è, per Italia e Polonia, fermo riferimento dell'attività internazionale.
La collaborazione multilaterale non può limitarsi esclusivamente alla consultazione; deve tradursi in autorevolezza e capacità di interventi efficaci. Dobbiamo tutti impegnarci affinché l'Onu sia in grado di rispondere alle necessità dell'attuale contesto internazionale e alle aspettative degli Stati membri.
Solo se rispecchierà nelle sue istituzioni i mutamenti intervenuti nella comunità internazionale, fra cui la crescente tendenza all'integrazione regionale, l'Onu sarà veramente rappresentativa e potrà svolgere appieno gli essenziali compiti previsti dalla Carta: il mantenimento della pace, il rispetto dei diritti umani, la promozione dello sviluppo.
L'Europa è ad un passo cruciale della sua storia: possiamo decidere se limitarci ad essere una grande zona di stabilità economica e sicurezza, oppure andare oltre e permettere al nostro continente di affermarsi sempre di più come soggetto attivo, promotore di pace, di sviluppo, di democrazia.
Dobbiamo guardare lontano, oltre le contingenze del quotidiano; non attendere di subire gli eventi per poi reagire; ma anticiparli quanto possibile.
E' necessario riaffermare il senso di una missione comune per fare dell'Europa - come è dato nel preambolo della Costituzione - “uno spazio privilegiato della speranza umana”.

(da Il Messaggero , 24.12 2004)